Tavolo cittadino per la riapertura della scuola pubblica

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La mobilitazione che si è vista nel corso degli ultimi due mesi attorno al tema della scuola rappresenta un’occasione che non va sprecata.
Come è noto, il ministero ha individuato gli enti locali e le scuole come le istituzioni deputate a trovare nuovi spazi per permettere lo svolgimento dell’attività scolastica evitando gli assembramenti nei plessi più grandi.
Si stima che a Bologna vi siano 450 spazi vuoti, di cui quasi la metà pubblici. Molti di questi ultimi sono spazi già pronti, che potrebbero essere messi a disposizione della cittadinanza per l’uso pubblico, dopo una messa in sicurezza.
Siamo convinti che in molti di questi spazi si debba fare scuola, una scuola accogliente e inclusiva.

Non possiamo permettere che anche la scuola sia esternalizzata perché abbiamo bisogno di una scuola che sia all’altezza del presente e del futuro. Nessun progetto una tantum affidato al profitto dei privati, nessuna partecipazione di associazioni di volontariato potranno sostituire le ore di scuola, magari con un/una insegnante stabile, cui sia consentito d’instaurare un rapporto educativo e didattico di medio/lungo periodo con gli alunni e le alunne.

Invitiamo dunque tutti i soggetti che hanno partecipato alla mobilitazione sulla scuola ad aggregarsi al tavolo di lavoro per la riapertura della scuola pubblica.
Oggetto di questa prima riunione sarà:

  • definire obiettivi e modalità di lavoro del tavolo;
  • discutere eventuali proposte preliminari.

CI VEDIAMO GIOVEDì 2 LUGLIO ALLE ORE 18.00 ALL’ANFITEATRO DI VILLA ANGELETTI

Priorità alla Scuola, in succulenta “variante bolognese”

PAS


25 giugno 2020.


Bologna, Piazza XX Settembre, h. 18.

Priorità alla Scuola lancia una nuova mobilitazione per il 25 Giugno. Più di 50 città faranno sentire la loro voce chiedendo risorse e misure concrete per la scuola pubblica.

A Bologna si è fatto un passo ulteriore: le realtà che hanno partecipato alle precedenti manifestazioni si sono riunite per ampliare le proposte condotte a livello nazionale. La convocazione bolognese, infatti, assume il piano condiviso in tutte le città, ma unisce a questo piano un’attenzione ulteriore al sistema scolastico nel suo insieme e al ruolo degli enti locali, che poco o nulla stanno facendo per affrontare la situazione.

In particolare, vogliamo sottolineare con maggior forza la necessità di una riduzione del numero di studentesse e di studenti per classe, nonché la necessità di risorse ampie e stabili per chi presenta bisogni educativi speciali.

Inoltre richiamiamo l’attenzione rispetto al rischio che per l’anno prossimo, se non ci saranno provvedimenti in merito, le classi con pochi studenti vengano accorpate, cosa che renderebbe ulteriormente problematica la riapertura.

Ci teniamo anche a precisare un nodo cruciale: i luoghi che gli enti locali troveranno per rendere possibile la didattica in presenza, dovranno essere gestiti da soggetti pubblici e il loro personale dovrà essere interno alla scuola pubblica. Non vogliamo prestare il fianco all’esternalizzazione delle attività scolastiche, svolte in nome di un organico che il Governo si ostina a non aumentare.

Infine, come assemblea di Priorità alla Scuola Bologna, riteniamo necessario che si apra un ragionamento ampio e collettivo sulla stabilizzazione delle figure educative ed assistenti sociali che già lavorano e collaborano con la scuola.

La manifestazione di Bologna inizierà in Piazza XX Settembre alle 18 di giovedì 25 giugno.
Sono previsti degli spostamenti da svolgersi in maniera rispettosa delle norme. Pertanto sarà necessario mantenere le distanze di sicurezza ed evitare assembramenti.
Si prevedono spostamenti in fila indiana e canzonatoria per andare a individuare alcuni luoghi simbolo della gestione attuale della scuola.

Di seguito il volantino nazionale, nella sua “variante bolognese”:

La comunità scolastica ha bisogno di ripartire in presenza a settembre: bambine, bambini, giovani, insegnanti, lavoratori/trici e famiglie hanno resistito per tre mesi – materialmente e psicologicamente – per far fronte a una emergenza. Dopo questo enorme sforzo collettivo e quando ormai tutte le attività produttive del Paese sono già riavviate, è ora di dire BASTA: la comunità scolastica ha bisogno di RIPARTIRE IN PRESENZA a settembre perché senza scuola non c’è politica, non c’è giustizia, non c’è uguaglianza, non c’è crescita – né umana, né economica.


PER QUESTO VOGLIAMO

  1. risorse straordinarie;
  2. personale docente e Ata adeguato alle esigenze della scuola;
  3. assunzione dei docenti precari dalle graduatorie provinciali;
  4. che i Comuni e le Province trovino spazi per tutte le scuole di ogni ordine e grado;
  5. investimenti strutturali per l’edilizia scolastica;
  6. prevenzione sanitaria nelle scuole;
  7. Che sia ridotto il numero di studentesse e studenti per ogni classe;
  8. Risorse più ampie e stabili per sostenere chi presenta bisogni educativi speciali.


PER QUESTO NON VOGLIAMO

  1. la riduzione del tempo scuola;
  2. esternalizzazioni (tutto lavoro precario) per completare il tempo scuola;
  3. le ore di 40 min;
  4. la DAD come parte strutturale dell’orario di scuola;
  5. Che ci siano accorpamenti di classi;
  6. Che i luoghi e l’organico che saranno resi disponibili dagli enti locali vengano gestiti da soggetti privati: la scuola deve essere pubblica.


Infine, come assemblea di Priorità alla Scuola Bologna, riteniamo necessario che si apra un ragionamento ampio e collettivo sulla stabilizzazione delle figure educative ed assistenti sociali che già lavorano e collaborano con la scuola.


L’ISTRUZIONE È UN DIRITTO


GramsciAldini

E daí, EAD? Apontamentos para não se dar mal na escola durante e após a emergência do Coronavírus

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Riceviamo con piacere dal Coletivo A Voz Rouca di Belo Horizonte, Brasile, la traduzione in portoghese del nostro articolo Brodo di Dad apparso su Giap.
A Voz Rouca è un collettivo formato da lavoratrici e lavoratori della scuola.

La traduzione si può leggere alla pagina del collettivo e sul blog “L’America Latina”.

Boa leitura!

 

Non c’è sicurezza senza risorse – Sabato 6 giugno si torna in piazza


Dopo le manifestazioni del 23 maggio, il 6 giugno a Bologna si ritorna in piazza per la scuola. Insieme ad altre realtà abbiamo scritto e firmato un appello per un nuovo giorno di mobilitazione.
Invitiamo student@, insegnanti, personale ATA, genitori a partecipare e a condividere la convocazione. Le firme degli aderenti sono in corso di aggiornamento.


NON C’È SICUREZZA SENZA RISORSE

Vogliamo riaprire le scuole alla didattica in presenza, alla vita sociale e affettiva di bambin* e ragazz* che in questi mesi sono stati abbandonat* a se stess*, tutelando la salute di tutta la comunità scolastica.

Un piano straordinario per la scuola è urgente, necessario e giusto.



Come è possibile che lo Stato destini decine di miliardi alle imprese private e riservi alla scuola pubblica solamente 1 miliardo e mezzo per due anni?
Gli stanziamenti sono del tutto insufficienti e laddove sarebbe necessario investire in spazi adeguati, incremento massiccio dell’organico e misure di prevenzione, ci si preoccupa di “device” e connettività.
Per questo le misure presentate in questi giorni non offrono alcuna certezza sui modi della riapertura a settembre.
E’ verosimile immaginare che, senza gli interventi urgenti appena menzionati, al primo allarme bambin*, adolescenti e insegnanti saranno di nuovo rispediti a casa.

In questi ultimi giorni inoltre:

  • è scomparso ogni riferimento al reperimento di risorse straordinarie per la scuola pubblica;
  • vengono proposte riduzioni del tempo scuola;
  • si lascia via libera al fai-da-te delle singole istituzioni e all’arbitrarietà dei singoli dirigenti di decidere turnazioni/alternanze e utilizzo di didattica a distanza (già dalla scuola media! E nonostante il disastro didattico e relazionale che abbiamo vissuto in questi mesi).

Di fronte a un probabile naufragio si spinge sul “si salvi chi può”, si rinuncia così all’idea di un diritto garantito a tutti allo stesso modo.

E ancora:

  • si propone l’esternalizzazione della scuola pubblica mediante ricorso a cooperative o volontariato;
  • non si capisce come si vogliano superare le classi-pollaio;
  • è stata bloccata la stabilizzazione dei/delle docenti precari/ie che da anni lavorano nelle scuole, con il risultato di avere in previsione oltre 200.000 precari in servizio a Settembre.

Tutto ciò è pericoloso non solo per la ripresa a settembre, ma anche (e soprattutto) per il futuro della scuola pubblica.
Questi disordinati brandelli di un’ipotetica soluzione prefigurano in realtà una pericolosa destrutturazione della scuola pubblica che non ha precedenti.


Pochissimi, tra i fondi ingenti che si stanno stanziando per uscire dall’emergenza creata dal Covid 19, sono destinati all’istruzione e all’educazione.
Di fronte a questo scenario ribadiamo: Priorità alla scuola!

L’istruzione e la sicurezza sono diritti.


Genitori, student*, insegnanti, personale ATA, educatrici ed educatori: di nuovo insieme, di nuovo in piazza.


Appuntamento sabato 6 giugno, alle 16, ai Giardini Margherita (Piazzale Jacchia).

Firma (in aggiornamento):
CESP Centro studi per la scuola pubblica
Cinnica
Cobas Scuola
Coordinamento precari/ie della scuola Bologna e Modena
Rete Bessa
SGB – Sindacato Generale di Base

Prima uscita della “Campagna per la riconquista della scuola, dell’universo e tutto quanto”


Vai qui per scaricare tutte le foto

Istituto Aldini Valeriani, Istituto Leonardo Da Vinci, Liceo Sabin, Liceo Fermi, Scuole Primarie Carducci. E ancora: Primarie Federzoni, Gualandi, Garibaldi. Primaria Toti e Secondaria Casini di Savigno.

Sono solo alcune delle ventiquattro scuole fino ad ora raggiunte dalla nostra campagna “Per la riconquista della scuola, dell’universo e tutto quanto”.

Una settimana fa, infatti, abbiamo lanciato un’iniziativa molto semplice che ci consentisse, in totale sicurezza, di tornare nello spazio pubblico: scrivere su un cartello i 7 punti che avevamo proposto come condizioni per ripensare la scuola in questa fase di grandi cambiamenti e poi attaccare il cartello ad una scuola vicino casa. Abbiamo divulgato l’iniziativa sul nostro blog e sui nostri canali.
Dopo meno di una settimana dal lancio possiamo dire che la risposta è stata buona, soprattutto se teniamo conto del fatto che ci siamo dat@ appuntamento negli unici due giorni piovosi del maggio bolognese. Ci eravamo dett@: se raggiungiamo sei scuole va bene. Grazie anche alla partecipazione del Coordinamento Precari/ie della Scuola Bologna il numero è stato quadruplicato.

Questo piccolo risultato non è legato solamente alla nostra campagna, ma può essere inquadrato in un contesto molto più ampio: tutto il mondo della scuola sta iniziando a organizzarsi per rispondere alle politiche che lo stanno investendo. Politiche verticiste (è il primo dei punti che abbiamo individuato), che rischiano di avere ricadute drammatiche e strutturali.

Dalle assemblee di Non Una di Meno, a quelle organizzate da diversi sindacati, ai comitati di genitori, alle campagne contro folli dirigenze (tra cui, ancora a Bologna, il caso dell’IC 5: il mondo della scuola è in subbuglio e sta sperimentando forme di organizzazione che recano il segno dell’urgenza di modificare la rotta imposta dalla Ministra e dal Governo.

Questi tentativi di presa di parola ci dicono qualcosa: paradossalmente, stiamo attraversando un momento in cui diventa possibile ridiscutere la scuola in tant@.

Invitiamo tutte le realtà che si stanno muovendo sul campo a inventarsi nuove forme di incontro.
Per il momento cominciamo col dirci che esiste una forte voglia partecipazione contro le politiche che sono state attuate. Anche per questo motivo la nostra campagna rimane a disposizione per essere copiata, rilanciata, modificata.

Rilanciamo quindi i suoi sette punti, che sul nostro blog vengono spiegati e approfonditi:


No al verticismo emergenziale
Del Governo, della Ministra, della Dirigenza Scolastica.


Per essere pront@ a Settembre
Riaggiornamento delle graduatorie e stabilizzazione di precari/e.



Nessun@ rimanga indietro
Più fondi per educatrici, educatori, insegnanti di sostegno, di italiano L2 e in compresenza.



Torniamo a scuola in sicurezza
Classi meno numerose e più insegnanti. Il diritto all’istruzione e alla salute vanno di pari passo.



La classe è di chi l’abita
La didattica in presenza non è sostituibile.



No ai voti
Basta con l’ansia valutativa.



Alla riconquista dello spazio (virtuale)
No all’utilizzo delle piattaforme delle Corporation dell’hi-tech come Google, Microsoft, Amazon.

Campagna per la riconquista della scuola, l’universo e tutto quanto



Intro: “3…2…1…”

Negli ultimi due mesi la fantasia ha brillato.
Ovunque sono apparse opinioni e proposte sulla scuola del futuro. Molti interventi hanno elogiato la Didattica A Distanza come un’autostrada spianata verso il paradiso dell’istruzione.

Tra le voci che hanno preso posizione mancano di fatto, quelle del corpo insegnante e dell’intera popolazione scolastica. Forse perché manca una voce decisa per affermare qualcosa di differente.
Tappat* in casa, la quarantena non ci ha impedito di confrontarci: abbiamo continuato a riflettere, cercando di scoprire e sviluppare pratiche di resistenza scolastica anche quando siamo statu costrettu fare il nostro lavoro da dietro uno schermo.
Ma adesso sentiamo il bisogno di uscire. Siamo lavorat* della scuola: iniziamo dai suoi muri a riprenderci lo spazio. Il 19 maggio, affiggeremo sui cancelli delle scuole dei cartelli che sintetizzano le riflessioni di questi mesi. Le abbiamo riassunte in 7 punti e 7 slogan, in modo che siano immediati. Nella convinzione che degli slogan non possano essere sufficienti, mettiamo a disposizione questa pagina per illustrare meglio i contenuti che abbiamo sintetizzato.

È l’universo che vogliamo: chi come noi vive la scuola come un luogo per far sentire la propria voce, può unirsi alla nostra campagna iniziando dalle scuole vicino casa (se volete evitare multe potete anche limitarvi al vostro pianeta, o al massimo alla galassia se avete dei parenti lontani).

In questa pagina ci sono i punti che sintetizzano le riflessioni di questi mesi: scritti su dei cartelli li stiamo attaccando sui muri delle scuole.

Il 19 maggio affiggeremo questi cartelli sulle scuole che si trovano vicine alle nostre case.

Pensiamo che questa possa essere una campagna replicabile. In fondo basta poco: qualche foglio, dei pennarelli e un cellulare per scattare una foto. Invitiamo chiunque a partecipare all’iniziativa.
Sentiamoci, confrontiamoci, condividiamo prassi e riflessioni: e poi mandiamole in strada, mandiamole in orbita!

Questa campagna la stiamo conducendo in collaborazione con il Coordinamento Precari/ie Scuola Bologna



No al verticismo emergenziale
Del Governo, della Ministra, della Dirigenza Scolastica.

Il momento drammatico è diventato un alibi che ha permesso di prendere decisioni sulla scuola e tramutarle in decreto evitando qualunque consultazione. Con la scusa dell’efficienza e nell’impossibilità di riunire gli organi di democrazia scolastica, molte scelte sono state prese dalla dirigenza senza alcun dibattito. Non vogliamo che cambiamenti forse definitivi vengano avviati senza consultare chi nella scuola vive, studia e lavora. Non vogliamo rinunciare in alcun modo alle forme di democrazia presenti nella scuola, le uniche che hanno legittimità di esprimere un indirizzo a proposito della didattica. Vogliamo riprenderci la nostra voce!



Per essere pront@ a Settembre
Riaggiornamento delle graduatorie e stabilizzazione di precari/e.

La ministra Azzolina ha deciso di non riaprire le graduatorie di terza fascia, la cui apertura era attesa in questi mesi. Così facendo si impedisce l’accesso al lavoro a migliaia di persone e si complica l’avvio del prossimo anno scolastico. Siamo al paradosso: dobbiamo offrire milioni di videolezioni al giorno, ma non abbiamo un portale adeguato per inviare un modulo.
Inoltre, il ministero ha deciso di condurre un concorso a prove in presenza tra luglio e ottobre (un concorso che molt* insegnanti precari aspettavano da anni!). Sono in molti a chiedere alla Ministra di bandire un concorso straordinario basato sull’esclusiva valutazione dei titoli, per stabilizzare chi da anni già lavora in modo precario come insegnante della scuola.



Nessun@ rimanga indietro
Più fondi per educatrici, educatori, insegnanti di sostegno, di italiano L2 e in compresenza.

La situazione degli/lle studenti in difficoltà è stata considerata di secondo piano. Non può essere così: la scuola è un luogo di inclusione, che rappresenta per molte persone uno dei pochi luoghi di socialità e partecipazione. La presenza di educatori/trici, insegnanti di sostegno e di italiano L2 non è accessoria, ma un pilastro fondamentale della vita scolastica. Chiediamo la stabilizzazione del personale e più fondi stanziati per le situazioni di fragilità.



Torniamo a scuola in sicurezza
Classi meno numerose e più insegnanti. Il diritto all’istruzione e alla salute vanno di pari passo.

La vera sicurezza in classe è una condizione che dipende da fattori anzitutto numerici: le classi troppo affollate erano un problema anche in precedenza. Per ovviare a questo problema una delle prime e più semplici soluzioni è l’assunzione di più insegnanti. Riteniamo che per una riapertura in sicurezza siano anche necessarie più strutture, ma allo stesso tempo sentiamo anche l’esigenza di ripensare il modo in cui gli spazi sono ideati, trovati, organizzati.



La classe è di chi l’abita
La didattica in presenza non è sostituibile.

La presenza fisica in classe è un fattore imprescindibie dell’insegnamento perché consente una crescita collettiva. Stare in classe in presenza è la condizione che consente una comunicazione ricca, autentica, complessa ed è fondamentale per una didattica che sia realmente di gruppo. Ciò tutela in primo luogo chi è più fragile. Pensare di introdurre stabilmente la didattica a distanza in sostituzione (anche solo parziale)di quella in presenza è solo l’ennesimo tentativo di risparmiare denaro sacrificando la qualità della scuola.



No ai voti
Basta con l’ansia valutativa.

La valutazione non è che una parte del processo didattico, serve all’insegnante per sondare l’effetto del proprio lavoro, comprendere i dubbi di studentesse e studenti ed eventualmente correggere il tiro. E serve a studentesse e studenti che col tempo imparano a conoscere se stess*, le prorie debolezze e i punti su cui far leva in condizioni di difficoltà. La scuola, specialmente negli ultimi anni, ha sviluppato una vera e propria ossessione nei confronti dell’espressione in voti della valutazione. Questa condizione è inaccettabile, lo era prima dell’emergenza, lo è a maggior ragione in questo momento, in cui non ci sono le condizioni materiali per una valutazione sensata.



Alla riconquista dello spazio (virtuale)
No all’utilizzo delle piattaforme delle Corporation dell’hi-tech come Google, Microsoft, Amazon.

La cieca fiducia che il ministero ripone in piattaforme come Google, Microsoft, Amazon è quantomeno allarmante. Tali piattaforme non solo non offrono alcuna garanzia rispetto all’uso dei dati personali, ma lucrano sul loro utilizzo. Non è un caso che in altri stati del mondo il loro utilizzo venga proibito a scuola. Vogliamo essere liber* rispetto allo strumento didattico da utilizzare. Chiediamo che per l’anno venturo si predispongano tutti i provvedimenti che garantiscano la libertà dell’insegnamento e la tutela di insegnanti e student*.

 

MaLEducatrici? – Lettera di una lavoratrice bolognese nell’ambito dell’educazione

Già poco dopo la chiusura delle scuole in Emilia Romagna abbiamo denunciato il trattamento scorretto che si stava tenendo nei confronti di educatrici ed educatori. Pubblichiamo a questo proposito il contributo di un’educatrice sugli sviluppi della vicenda e lasciamo alla chiusura del testo alcune nostre considerazioni.

A settembre sono stata finalmente assunta come educatrice scolastica, dopo anni e anni di lavori come barista, cameriera, paninara dei concerti, vendemmiatrice, babysitter e chi più ne ha più ne metta. Dopo anni di precarietà assoluta riesco a prendere una maledetta laurea triennale in Scienze dell’educazione. A settembre come hanno fatto in tant* mando il mio CV alle cooperative sociali della zona e in un attimo sono assunta. Contratto part-time tempo determinato 18 ore alla settimana. Non ho interventi educativi assegnati, sono una delle tante jolly disponibili dalle 7:30 della mattina alle 18:00 su tutto il territorio bolognese. I miei orari e luoghi di lavoro mi vengono comunicati la sera prima o la mattina stessa, a seconda delle assenze che vado a sostituire. Capisco da subito che non sarà facile e che tante cose non mi tornano: come mai non sono inquadrata come lavoratrice di livello D2 nonostante io abbia il titolo per esserlo? Come è possibile che io arrivi a fare 47 ore settimanali se ho contratto di 18? E come è possibile che in altre settimane invece si dimentichino di me e lavoro 5 ore? E’ il lavoro in cooperativa baby, è l’esternalizzazione dei servizi del welfare, sei una delle tante pedine del mondo degli appalti, né la prima né l’ultima. Continue reading

Brodo di DAD. Appunti per non farsi bollire a scuola durante e dopo l’emergenza coronavirus

Brodo di DAD
Oggi su Giap trovate un nostro intervento e una postilla di Wu Ming sulla situazione scolastica italiana.
Il nostro testo è il frutto di una raccolta di narrazioni/frammenti/estratti da assemblee che mostrano bene la situazione delirante in cui siamo. È una riflessione che esplicita e porta avanti il nostro “Decalogo con lode sulla didattica a distanza” aggiornando nuove preoccupazioni e possibili forme di resistenza rispetto ai cambiamenti che rischiano di stabilizzarsi.
La postilla di Wu Ming invece è dedicata a come gli altri paesi in Europa stanno affrontando la questione scolastica, evitando con accuratezza di seguire il modello “italiano”.
Vi invitiamo a contribuire alla discussione visto che di certo sarà molto partecipata.

Ps. In occasione della pubblicazione del testo su Giap ci è stato chiesto di esplicitare il significato del nome della nostra Rete. La spiegazione completa è qui, ma tra le motivazioni c’è il fatto che il nome è anche un “retronimo”, ossia un acronimo svelato col senno di poi, sulla base delle nostre iniziative.
Visto il periodo crediamo sia importante Battere l’Epidemia del Sistema Scolastico Autoritario.

Ricerca sociale in emergenza

L’emergenza del Covid ha cambiato radicalmente le nostre vite e con esse il modo di lavorare di molte persone.
La scuola è uno dei settori più investiti da questo cambiamento e la sensazione è che alcune delle modifiche al nostro lavoro che stiamo conoscendo siano viste di buon occhio da chi governa e che possano rimanere al termine dell’emergenza. Pensiamo che questo cambiamento vada interrogato.

Insieme ad un gruppo di ricercatrici e ricercatori provenienti da diversi ambiti disciplinari abbiamo dato via ad un’inchiesta sui cambiamenti che le misure approntate per fronteggiare l’emergenza stanno portando nelle nostre vite. La ricerca non investe solo  l’ambito scolastico, ma anche quello del terzo settore e quello della sanità.

Lo scopo del progetto, non finanziato e privo di fini di lucro, non è solo analitico. Pensiamo i mutamenti debbano essere interrogati anche in chiave politica, nell’intento di confrontare le nostre rivendicazioni politiche con il nuovo scenario.

Vi invitiamo a visitare il blog di Ricerca sociale in Emergenza e a partecipare all’inchiesta dedicata all’Istruzione.

Il vicolo cieco della valutazione

Uno dei tanti riflessi automatici che ha guidato l’azione della scuola in queste settimane di emergenza è l’efficientismo. #lascuolanonsiferma è stato da subito l’hashtag lanciato dalla ministra Azzolina, che ha  assicurato che l’anno sarà valido e regolare in quasi tutti i suoi dispositivi ed effetti. Mentre per quel che riguarda l’ammissione all’anno successivo le formule rimangono ambigue anche dopo l’ultimo decreto, sappiamo per certo che la valutazione è un nodo che la ministra vuole preservare a tutti i costi. Tuttavia sembra inverosimile che si riuscirà a valutare come se nulla fosse e difatti questo è uno degli aspetti più problematici che la scuola ha di fronte in queste settimane, dopo che per decenni ha costruito la propria azione sul pilastro ideologico della quantificazione ossessiva delle competenze.

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