Il Global Day of Action al tempo della riapertura della scuola

Foto scattata da Michele Lapini in una discarica di Bologna. Il lavoro mostra chiaramente e in maniera facilmente verificabile come materiali ancora buoni e recuperabili siano stati eliminati per far posto a nuovi preziosissimi banchi


Oggi è il Global Day of Climate Action, la prima data in cui, dopo l’inizio della pandemia, decine di migliaia di persone scenderanno in piazza per chiedere giustizia climatica e ambientale.
Come Rete BESSA e Fridays For Future Bologna vogliamo contribuire alla mobilitazione di oggi riportando uno spaccato dello stato di salute della scuola pubblica italiana nel confrontarsi con le due crisi, climatica e sanitaria, che stiamo vivendo. L’articolo non ha pretese di esaustività. Però è un tentativo di intrecciare due movimenti diversi, quello sulla scuola (pensiamo in particolare a Priorità alla Scuola) e quello sul clima, che entrando in dialogo possono aprire prospettive dirompenti.
Oltre a pubblicarlo sul blog, stanotte ne abbiamo attaccato una versione ridotta ad alcune scuole di Bologna.

Cinque minuti di salute
Dopo un intero semestre di chiusura, pochi giorni fa hanno riaperto le scuole di ogni ordine e grado. La riapertura ha acceso immediatamente un forte dibattito: come può essere garantita una riapertura sicura in questa fase? E con quali costi, dal punto di vista della sostenibilità tanto ambientale quanto economica, in un settore già profondamente definanziato e impoverito?

La mancanza di risposte a queste domande incide immediatamente su di noi: il messaggio che sta passando è che la “salute” sia solamente “non prendere il Covid”. Non dimentichiamo che ci sono una serie di conseguenze della gestione dell’emergenza che ci pioveranno addosso a breve.

Il mito della modernizzazione
L’Italia oggi sconta un forte ritardo per quanto riguarda l’ammodernamento edilizio e l’efficientamento energetico. Le strutture scolastiche, così come quasi tutte le strutture pubbliche, disperdono tantissimo calore ed energia. In un tale momento di crisi e di dibattito sugli investimenti opportuni, è necessario un serio ripensamento dei sistemi di riscaldamento e di alimentazione energetica, tramite lavori edilizi e la costruzione di una rete di distribuzione elettrica peer to peer che permetta di sfruttare al meglio l’elettricità proveniente dalle rinnovabili.

Per pensare globale e agire locale anche nel contesto del mondo dell’istruzione bisogna mettere in discussione le scelte di acquisto di mezzi tecnologici che permetteranno di modernizzare la scuola e adattarla alla nuova fase post pandemia. i materiali con cui sono costruiti derivano da minerali estratti in aree del mondo impoverite dal sistema economico che ha consumato e deteriorato il clima fino al punto in cui ci troviamo.

Un esempio sono i famosi dispositivi elettronici, ora diventati ancor più necessari vista la passione nei confronti della DaD: la prima misura del Governo dopo la chiusura delle scuole è stata finanziare la distribuzione di tablet e computer in nome di un “inclusività” che poi si è rivelata impossibile. Al momento, il Governo sta mantenendo questa linea e ogni riferimento alla “modernizzazione” della scuola è sinonimo di “digitalizzazione” come se questa fosse la panacea di ogni male. Non dimentichiamo che il funzionamento di questi dispositivi si basa su materie prime estratte in paesi tra i più poveri del mondo che conoscono una nuova fase di neo-colonialismo, con tanto di sfruttamento del lavoro minorile e devastazione dell’economia nazionale. Un tablet inquina meno di un libro?

Una scuola usa e getta
L’inizio dell’anno scolastico pone anche altre nuove urgenze. Si sta innestando e rafforzando la dinamica dell “usa e getta” e il rischio è che sia destinata a rimanere. L’abuso di plastica è sotto gli occhi di tutt* (pensiamo alle mense scolastiche) e tocca chiedersi se l’utilizzo della plastica sia sempre così necessario. Di certo non lo sarebbe stato se si fosse investito in organico e spazi e si fossero create delle classi bolla. Senza contare il fatto che non esiste un piano di smaltimento per il numero impressionante di Dispositivi di Protezione Individuale. Tutta questa plastica in qualche modo non ci abbandonerà più. Finirà nei territori, nei mari, nel nostro sangue, nei nostri polmoni.

Alla riapertura scopriamo anche che gli strumenti lasciati a scuola a marzo sono stati gettati, in alcuni casi perché “dovevano essere disinfettati”: peccato che gli oggetti lasciati intoccati da Marzo sono assolutamente Covid-free. Lo stesso vale per altri oggetti: come testimoniano le foto di Michele Lapini, la corsa ai banchi ha fatto sì che banchi e cattedre vecchi, perfettamente utilizzabili, sono stati mandati in discarica.

Siamo fagocitati in un meccanismo che privilegia per definizione ciò che è nuovo e il resto può essere buttato. E il dubbio, vista il cosiddetto “personale-Covid”, è che questa logica valga pure per le persone.

Il panico dei trasporti
A Bologna l’inquinamento raggiunge picchi altissimi, superando anche di tre volte i limiti imposti dall’OMS. Indagini di Citizen Science come quella condotta dal comitato Aria Pesa hanno mostrato come le zone con maggiore concentrazioni di particolato atmosferico sono proprio quelle in prossimità delle scuole, che in questa particolare fase sono raggiunte sempre più tramite trasporto privato che tramite trasporto pubblico o mobilità dolce. La gestione grottesca della sicurezza nei trasporti ha fatto sì che l’auto sia considerata il mezzo più sicuro. Questo perché gli enti locali si sono ben guardati dall’aumentare le corse dei mezzi pubblici e i numeri delle persone a bordo sono alti. Tralasciando il fatto che i mezzi non si sono adeguati agli ingressi scaglionati nelle scuole, lasciando autentici vuoti nel trasporto.

L’azienda dei trasporti TPER, pur essendo in attivo, continua a mantenere un costo altissimo e proibitivo degli abbonamenti. In tempi di campagna elettorale, il Presidente della Regione Emilia Romagna prometteva la gratuità del trasporto pubblico per tutti i giovani. Di questa promessa non sappiamo nulla. Ciò che sappiamo è che a livello nazionale il tema della mobilità si è risolto con una serie di Bonus per le biciclette, su cui si poggia una coltre di mistero. Senza contare che nel frattempo non è aumentato il numero delle piste ciclabili e raggiungere alcune scuole è oggettivamente pericoloso.

Tutto questo ha un costo, che si tradurrà in un aumento dell’inquinamento. In pochi mesi, a causa della non-gestione dei trasporti da parte degli enti locali, siamo andati indietro di decenni .

Saperi ecologisti, saperi critici
Vogliamo ripensare la scuola come uno spazio di condivisione di saperi, che possano portare con sè anche un’ottica fortemente ecologista. Non ci accontenteremo di poche ore di educazione ambientale all’anno in cui privati colpevoli come Eni trovano spazio per divulgare un’idea di responsabilità individuale che distrae dall’origine sistemica del cambiamento climatico.

Occorre farla finita con l’idea che sia sufficiente fare la differenziata o riciclare per risolvere la situazione. Con la logica per cui se c’è un aumento della temperatura a livello globale la colpa è dei singoli. Limitarsi agli insegnamenti di piccole pratiche quotidiani, estremamente limitate per quanto giuste, significa assumere una prospettiva consolatoria e falsificante del problema. Evidentemente è più facile insegnare il riciclo che combattere un problema sistemico e capillare come il global warming. Ma è proprio quest’ultimo lo scoglio da affrontare.

Per questo vogliamo creare spazi in cui l* student* possano confrontarsi e connettere stimoli differenti, affiancati da docenti a cui devono essere garantiti gli strumenti di formazione e autoformazione. È necessario lasciare spazio all’interno delle scuole per far raccontare il cambiamento climatico a chi lo combatte quotidianamente, scienziat* e ricercatric* ma anche attivist*! Il contatto fra i movimenti per la giustizia climatica e i luoghi della formazione è fondamentale per realizzare un reale cambiamento di sistema!

Manuale per respirare un’aria migliore


Pubblichiamo il “Manuale per respirare un’aria migliore”, un pamphlet scritto da Priorità alla Scuola in vista della manifestazione di Roma il 26 Settembre. Ricordiamo che per andare a Roma saranno disponibili i posti sugli autobus organizzati dai sindacati aderenti. Per chi si muove da Bologna è stato attivato anche un crowdfunding qui: https://buonacausa.org/cause/prioritaallascuola

Nato su Internet, cresciuto nelle piazze, esploso in mille incontri, quelli che ci sono già stati, quelli che ancora ci devono essere. È questa la storia di Priorità alla Scuola, il movimento che a partire da Aprile 2020 ha reclamato la necessità di un ripensamento imponente della politica scolastica, a partire dall’emergenza Covid e soprattutto al di là della retorica. Senza fondi per l’organico, spazi e presidi sanitari un futuro per la scuola pubblica non esiste, anche perché l’attuale crisi ha inasprito ancora di più le disuguaglianze e le falle di un sistema che la politica ha ripetutamente maltrattato negli ultimi trent’anni.

Gli slogan della politica, dal mito dell’inclusività a quello della meritocrazia, fino a quello, drammaticamente urgente, della sicurezza, si sono dimostrati una distorsione di quanto movimenti, associazioni, sindacati, studentesse e studenti, docenti vanno chiedendo da anni: un luogo dove le sopraffazioni della società vengono rifiutate con forza.
Invece, ci ritroviamo a Settembre con una scuola rattoppata, nel panico, coacervo di nuove forme di autoritarismo che stanno aggredendo tutti i settori della società. Una scuola in cui il ricorso alla tecnologia, e quindi alla DaD, è utilizzato come escamotage per non affrontare i problemi strutturali esistenti.

Questo libretto è pensato come uno dei tanti strumenti per costruire un discorso ampio e collettivo. L’attacco che stiamo subendo è imponente e l’istruzione e l’educazione sono oggi campi di battaglia decisivi. La scuola è un diritto e se salta quello salta anche tutto il resto. Ma è anche per prenderci tutto il resto che lottiamo per la scuola.

Priorità alla Scuola, Settembre 2020

Scarica il Manuale

Priorità alla scuola alla Regione Emilia Romagna: non c’è più tempo

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Di seguito il testo del comunicato che Priorità Alla Scuola ha emesso a seguito dell’incontro presso la Regione Emilia-Romagna.

Lunedì 13 Luglio, Priorità alla Scuola ha chiesto spiegazioni alle Regioni in merito all’accettazione delle Linee Guida ministeriali riguardanti il ritorno a scuola a Settembre. Per questo, nonostante la stagione avanzata, ci sono state manifestazioni in dieci regioni, dando segno di una mobilitazione viva e compatta.

A Bologna l’incontro ha avuto un peso duplice dal momento che Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, è anche presidente della Conferenza delle Regioni e si è reso protagonista della trattativa col Governo. L’impegno era così importante che all’iniziativa hanno presenziato diversi attivisti di Priorità alla Scuola dell’Emilia Romagna, ma anche esponenti del Com­itato Nazionale.

Anche per questi motivi, l’incontro con Paola Salomoni, Assessora alla Scuola, all’Università, alla Ricerca e all’Agenda Digitale, unica inviata in rappresentanza della Regione ad accoglierci sulla soglia del palazzo, è stato del tutto deludente. 
L’Assessora non ha saputo rispondere a nessuno dei quesiti in merito all’accettazione delle Linee Guida, affermando che i punti da noi sollevati non fossero di sua competenza, salvo evidenziare elementi secondo lei positivi del documento approvato. Tutt’ora non è chiaro come sia stato possibile accettare quelle linee guida senza un aumento significativo dell’organico, come peraltro richiesto inizialmente dallo stesso Presidente della Conferenza delle Regioni e una riduzione consistente delle risorse.

A preoccupare, tuttavia, sono state le risposte dell’assessora sugli elementi che invece erano di sua competenza:

  • Rispetto alle linee guida per la riapertura dei centri riguardanti bambini e bambine dagli 0 ai 6 anni, l’Assessora ha risposto di non essere a conoscenza degli ultimi aggiornamenti;
  • Di fronte alla domanda su quando ci si sarebbe potuti aspettare queste indicazioni, l’Assessora non ha saputo rispondere;
  • L’Assessora ha inoltre affermato di essere ben consapevole che all’apertura ci saranno zone che vivranno maggiori difficoltà di altre e non ha saputo rispondere quando le veniva chiesto perché non fosse possibile sanare queste problematiche;
  • Rispetto ad una richiesta di presa di posizione contro l’uso della DAD, se non come elemento residuale ed emergenziale, l’Assessora non ha preso posizione;
  • Parimenti non ha risposto circa la richiesta di un intervento in merito alle decisioni che alcuni Collegi dei Docenti e Consigli d’Istituto stanno prendendo autonomamente in questi giorni sulla riduzione dell’orario scolastico e sulla promozione della didattica online.

Le uniche risposte che abbiamo ottenuto confermano la linea del rinvio di responsabilità già applicata dal Governo: le decisioni rimandano sempre ad altri tavoli, alcuni attivi, altri da attivare, non è dato sapere quando. Quando facevamo notare che ormai si è arrivati al 13 luglio e che le decisioni dovevano già essere prese da tempo, l’Assessore ha dichiarato di aver chiesto interventi tempo fa ma di non aver ricevuto risposta. 

Infine, dopo aver illustrato i punti del comunicato con cui avevamo richiesto l’incontro, abbiamo posto due richieste puntuali:

  • Innanzitutto che Priorità alla Scuola sedesse al tavolo regionale per la riapertura della scuola, quantomeno per avere una giusta trasparenza sulle decisioni che vengono prese;
  • In secondo luogo, abbiamo chiesto che le elezioni di Settembre non si svolgessero negli edifici scolastici, visto che il tempo necessario per la sanificazione degli ambienti richiederebbe una lunga sospensione dell’attività scolastica. 

A nessuna di queste richieste abbiamo ricevuto risposta.  Gli unici impegni assunti si sono limitati al fatto di riportare al Presidente Bonaccini i temi presentati e a condividere i verbali degli incontri regionali svoltisi nelle ultime settimane. L’incontro è quindi terminato col più classico “vi faremo sapere”, che a metà Luglio ha avuto tutto il gusto di un “arrivederci e grazie”.

A conferma di questa sensazione è giunta la risposta, inviata tramite mail a Costanza Margiotta, da parte della Vicepresidente della Regione, Elly Schlein. La Vicepresidente ha risposto esclusivamente in merito alla questione delle scuole per gli 0-6 anni. Ci è stato riferito di essere al lavoro con enti locali e gestori, senza fornire ulteriori dettagli. Al tempo stesso ci viene riportato di una discussione in corso alla Conferenza delle Regioni, in interlocuzione col Governo, in ottica di riapertura, su cui non viene fornita alcuna data di riferimento per sapere le decisioni prese, né quali siano i nodi della discussione. La Vicepresidente ha inoltre presentato come risultato già raggiunto la riapertura in sicurezza di buona parte dei nidi – riferendosi alla riapertura attuata da alcune strutture nelle ultime tre settimane di luglio – con modalità che sono state fortemente contestate sia dalle lavoratrici e dai lavoratori che dai genitori, non da ultimo proprio perché sono ben lontane dal garantire la sicurezza.

Infine, la Vicepresidente ha ribadito che saranno stanziate risorse, ma non ci viene detto il modo in cui verranno impiegate.
Occorre sottolineare che anche in questo caso non abbiamo ricevuto risposta rispetto alle nostre richieste più puntuali: la presenza di PAS ai tavoli regionali e la ricerca di spazi adeguati per le votazioni di Settembre, in modo da non interrompere l’attività scolastica.
A maggior ragione dopo questi avvenimenti, siamo fortemente consapevoli dell’estrema urgenza di una nuova e massiva manifestazione nazionale che si rivolga a tutta la società.

Anche per questo guardiamo con attenzione a quanto avvenuto in quelle stesse ore a pochi chilometri dalla Regione, dove un’altra manifestazione vedeva le operatrici dei nidi in sciopero sotto il Comune, che si è reiteratamente rifiutato di discutere le condizioni di riapertura dei servizi scolastici con le lavoratrici e i lavoratori. Non solo in tema di condizioni sanitarie non è possibile separare le garanzie sulla salute del personale da quelle di bambini e bambine, ma soprattutto, come già affermato diverse volte da Priorità alla Scuola, l’emergenza non può essere utilizzata per giustificare il peggioramento delle condizioni di lavoro. Questo vale nel caso dei nidi, così come nella scuola, nella sanità e in tutti i luoghi di lavoro.
Come abbiamo ribadito quella stessa mattina anche col Comitato Nazionale e con Costanza Margiotta nel nostro primo incontro dal vivo, la ricchezza di Priorità alla Scuola risiede nell’aver riunito tutta la comunità educante.
Per questo suo statuto originario PAS ha come principio inderogabile il rifiuto di ogni tentativo di operare artificiose contrapposizioni tra i diritti di cittadini e cittadine in qualità di genitori e diritti di lavoratori e lavoratrici.

Priorità Alla Scuola Bologna

Il nostro intervento alla piazza di Non Una Di Meno – 26 giugno, Bologna

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Foto di Silvia Polmonari

Iniziamo a pubblicare sul blog i nostri interventi nelle varie piazze e mobilitazioni che ci hanno coinvolto e che stiamo e ci stanno attraversando. Non sono degli articoli, ma semplicemente gli interventi così come li abbiamo gridati in piazza. L’idea è quella di lasciare una traccia scritta delle varie tappe del nostro percorso tra scuola e strada.

In questi mesi abbiamo visto quale priorità viene data alla scuola e in cosa si è trasformata.
Una scuola a distanza, dietro uno schermo, una scuola senza corpi, senza relazioni. Per noi una scuola che tenta di salvare una trasmissione verticale del sapere e non mette al centro i corpi e le relazioni non è scuola!
O meglio è una scuola escludente, classista, una scuola che ignora tutto ciò che eccede le lezioni e i voti e tutto ciò che non può essere racchiuso dentro numeri e libri.
E anche e soprattutto una scuola familista: nonostante la retorica del “restate a casa”, la famiglia per molti soggetti non è un luogo sicuro, non è un luogo di libertà né un luogo di autodeterminazione. Non è un luogo dove esprimere, sperimentare e costruire la propria identità, ma un luogo dove ci si abitua a una violenza strutturale e dove la violenza viene naturalizzata.
Questa scuola a distanza ha visto scaricare i costi dell’emergenza sul lavoro domestico, su quel lavoro riproduttivo non riconosciuto e non retribuito che sappiamo essere strutturalmente sulle spalle delle donne e delle madri.

La scuola è un mondo principalmente femminile e ancora una volta la crisi è stata fatta pagare alle donne. Madri che hanno dovuto supportare l* figl* nella DAD mentre facevano smartworking e che hanno spesso dovuto lasciare il lavoro quando non hanno più potuto svolgerlo da casa; educatrici ed educatori con contratti esternalizzati che sono stat* spesso l* prim* ad essere licenziate. Personale ATA e lavoratrici dei servizi di pulizia costrette a lavorare in condizioni di scarsa sicurezza.
Rifiutiamo la privatizzazione e non accettiamo la divisione dei ruoli che caratterizza la scuola e la precarietà strutturale che vede le educatrici trattate come lavoratrici di serie B o le precarie rimanere senza stipendio.
Tornare a scuola in sicurezza non può che significare per prima cosa tornare in classi meno numerose, con più soldi e più spazi, più assunzioni dei precari e delle precarie che da anni ci lavorano.
Stiamo bene attent*: il momento è ora, e le decisioni che vengono o non vengono prese in questo momento a livello istituzionale dimostrano di non avere nessuna intenzione di concretizzare quello di cui la scuola avrebbe bisogno!

Ma TORNARE A SCUOLA NON BASTA!
Non basta tornare alla scuola che abbiamo lasciato prima dell’emergenza, perché quella non è mai stata la scuola che vogliamo.
NUDM dalla sua nascita rivendica una scuola femminista e transfemminista, perché la scuola è un luogo strategico e fondamentale per combattere una società strutturalmente eteropatriarcale.
Rivendichiamo una scuola dove l’educazione al genere e alle differenze non siano semplici progetti per riempire documenti ma siano una postura costante di ogni insegnante, una prospettiva dalla quale guardare alle relazioni e ai rapporti di potere.
Una scuola in cui l’antirazzismo non sia solo uno slogan, ma una pratica quotidiana.
La scuola può e deve essere per tutte e tutti uno spazio di autodeterminazione contro l’oppressione vissuta in famiglia e in società. Uno spazio di contrasto reale all’omolesbotransfobia, al sessismo, al razzismo e all’abilismo in ogni momento della vita scolastica.
Vogliamo quindi rivedere gli strumenti che vengono utilizzati e che, lontano dall’essere neutri, veicolano spesso stereotipi e norme. Vogliamo rivedere i contenuti delle discipline in ottica femminista e anticoloniale.

Ma soprattutto dobbiamo togliere spazio e parola ai cattofascisti che vogliono imporci la loro idea di società bianca, omotransfobica, eteropatriarcale e dirci cosa possiamo fare coi nostri corpi.
Sono persone pericolose, strutturate a livello internazionale e che ricevono ingenti finanziamenti che li rendono capaci di larghe mobilitazioni, come dimostra quella chiamata per l’11 luglio a difesa della loro omolesbobitransfobia proprio qui a Bologna!
Non ci stancheremo mai di gridarlo: fuori i no-gender dalla scuola!

Costruiamo una scuola femminista, transfemminista, antirazzista, antifascista!

Tavolo cittadino per la riapertura della scuola pubblica

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La mobilitazione che si è vista nel corso degli ultimi due mesi attorno al tema della scuola rappresenta un’occasione che non va sprecata.
Come è noto, il ministero ha individuato gli enti locali e le scuole come le istituzioni deputate a trovare nuovi spazi per permettere lo svolgimento dell’attività scolastica evitando gli assembramenti nei plessi più grandi.
Si stima che a Bologna vi siano 450 spazi vuoti, di cui quasi la metà pubblici. Molti di questi ultimi sono spazi già pronti, che potrebbero essere messi a disposizione della cittadinanza per l’uso pubblico, dopo una messa in sicurezza.
Siamo convinti che in molti di questi spazi si debba fare scuola, una scuola accogliente e inclusiva.

Non possiamo permettere che anche la scuola sia esternalizzata perché abbiamo bisogno di una scuola che sia all’altezza del presente e del futuro. Nessun progetto una tantum affidato al profitto dei privati, nessuna partecipazione di associazioni di volontariato potranno sostituire le ore di scuola, magari con un/una insegnante stabile, cui sia consentito d’instaurare un rapporto educativo e didattico di medio/lungo periodo con gli alunni e le alunne.

Invitiamo dunque tutti i soggetti che hanno partecipato alla mobilitazione sulla scuola ad aggregarsi al tavolo di lavoro per la riapertura della scuola pubblica.
Oggetto di questa prima riunione sarà:

  • definire obiettivi e modalità di lavoro del tavolo;
  • discutere eventuali proposte preliminari.

CI VEDIAMO GIOVEDì 2 LUGLIO ALLE ORE 18.00 ALL’ANFITEATRO DI VILLA ANGELETTI

Priorità alla Scuola, in succulenta “variante bolognese”

PAS


25 giugno 2020.


Bologna, Piazza XX Settembre, h. 18.

Priorità alla Scuola lancia una nuova mobilitazione per il 25 Giugno. Più di 50 città faranno sentire la loro voce chiedendo risorse e misure concrete per la scuola pubblica.

A Bologna si è fatto un passo ulteriore: le realtà che hanno partecipato alle precedenti manifestazioni si sono riunite per ampliare le proposte condotte a livello nazionale. La convocazione bolognese, infatti, assume il piano condiviso in tutte le città, ma unisce a questo piano un’attenzione ulteriore al sistema scolastico nel suo insieme e al ruolo degli enti locali, che poco o nulla stanno facendo per affrontare la situazione.

In particolare, vogliamo sottolineare con maggior forza la necessità di una riduzione del numero di studentesse e di studenti per classe, nonché la necessità di risorse ampie e stabili per chi presenta bisogni educativi speciali.

Inoltre richiamiamo l’attenzione rispetto al rischio che per l’anno prossimo, se non ci saranno provvedimenti in merito, le classi con pochi studenti vengano accorpate, cosa che renderebbe ulteriormente problematica la riapertura.

Ci teniamo anche a precisare un nodo cruciale: i luoghi che gli enti locali troveranno per rendere possibile la didattica in presenza, dovranno essere gestiti da soggetti pubblici e il loro personale dovrà essere interno alla scuola pubblica. Non vogliamo prestare il fianco all’esternalizzazione delle attività scolastiche, svolte in nome di un organico che il Governo si ostina a non aumentare.

Infine, come assemblea di Priorità alla Scuola Bologna, riteniamo necessario che si apra un ragionamento ampio e collettivo sulla stabilizzazione delle figure educative ed assistenti sociali che già lavorano e collaborano con la scuola.

La manifestazione di Bologna inizierà in Piazza XX Settembre alle 18 di giovedì 25 giugno.
Sono previsti degli spostamenti da svolgersi in maniera rispettosa delle norme. Pertanto sarà necessario mantenere le distanze di sicurezza ed evitare assembramenti.
Si prevedono spostamenti in fila indiana e canzonatoria per andare a individuare alcuni luoghi simbolo della gestione attuale della scuola.

Di seguito il volantino nazionale, nella sua “variante bolognese”:

La comunità scolastica ha bisogno di ripartire in presenza a settembre: bambine, bambini, giovani, insegnanti, lavoratori/trici e famiglie hanno resistito per tre mesi – materialmente e psicologicamente – per far fronte a una emergenza. Dopo questo enorme sforzo collettivo e quando ormai tutte le attività produttive del Paese sono già riavviate, è ora di dire BASTA: la comunità scolastica ha bisogno di RIPARTIRE IN PRESENZA a settembre perché senza scuola non c’è politica, non c’è giustizia, non c’è uguaglianza, non c’è crescita – né umana, né economica.


PER QUESTO VOGLIAMO

  1. risorse straordinarie;
  2. personale docente e Ata adeguato alle esigenze della scuola;
  3. assunzione dei docenti precari dalle graduatorie provinciali;
  4. che i Comuni e le Province trovino spazi per tutte le scuole di ogni ordine e grado;
  5. investimenti strutturali per l’edilizia scolastica;
  6. prevenzione sanitaria nelle scuole;
  7. Che sia ridotto il numero di studentesse e studenti per ogni classe;
  8. Risorse più ampie e stabili per sostenere chi presenta bisogni educativi speciali.


PER QUESTO NON VOGLIAMO

  1. la riduzione del tempo scuola;
  2. esternalizzazioni (tutto lavoro precario) per completare il tempo scuola;
  3. le ore di 40 min;
  4. la DAD come parte strutturale dell’orario di scuola;
  5. Che ci siano accorpamenti di classi;
  6. Che i luoghi e l’organico che saranno resi disponibili dagli enti locali vengano gestiti da soggetti privati: la scuola deve essere pubblica.


Infine, come assemblea di Priorità alla Scuola Bologna, riteniamo necessario che si apra un ragionamento ampio e collettivo sulla stabilizzazione delle figure educative ed assistenti sociali che già lavorano e collaborano con la scuola.


L’ISTRUZIONE È UN DIRITTO


GramsciAldini

E daí, EAD? Apontamentos para não se dar mal na escola durante e após a emergência do Coronavírus

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Riceviamo con piacere dal Coletivo A Voz Rouca di Belo Horizonte, Brasile, la traduzione in portoghese del nostro articolo Brodo di Dad apparso su Giap.
A Voz Rouca è un collettivo formato da lavoratrici e lavoratori della scuola.

La traduzione si può leggere alla pagina del collettivo e sul blog “L’America Latina”.

Boa leitura!

 

Non c’è sicurezza senza risorse – Sabato 6 giugno si torna in piazza


Dopo le manifestazioni del 23 maggio, il 6 giugno a Bologna si ritorna in piazza per la scuola. Insieme ad altre realtà abbiamo scritto e firmato un appello per un nuovo giorno di mobilitazione.
Invitiamo student@, insegnanti, personale ATA, genitori a partecipare e a condividere la convocazione. Le firme degli aderenti sono in corso di aggiornamento.


NON C’È SICUREZZA SENZA RISORSE

Vogliamo riaprire le scuole alla didattica in presenza, alla vita sociale e affettiva di bambin* e ragazz* che in questi mesi sono stati abbandonat* a se stess*, tutelando la salute di tutta la comunità scolastica.

Un piano straordinario per la scuola è urgente, necessario e giusto.



Come è possibile che lo Stato destini decine di miliardi alle imprese private e riservi alla scuola pubblica solamente 1 miliardo e mezzo per due anni?
Gli stanziamenti sono del tutto insufficienti e laddove sarebbe necessario investire in spazi adeguati, incremento massiccio dell’organico e misure di prevenzione, ci si preoccupa di “device” e connettività.
Per questo le misure presentate in questi giorni non offrono alcuna certezza sui modi della riapertura a settembre.
E’ verosimile immaginare che, senza gli interventi urgenti appena menzionati, al primo allarme bambin*, adolescenti e insegnanti saranno di nuovo rispediti a casa.

In questi ultimi giorni inoltre:

  • è scomparso ogni riferimento al reperimento di risorse straordinarie per la scuola pubblica;
  • vengono proposte riduzioni del tempo scuola;
  • si lascia via libera al fai-da-te delle singole istituzioni e all’arbitrarietà dei singoli dirigenti di decidere turnazioni/alternanze e utilizzo di didattica a distanza (già dalla scuola media! E nonostante il disastro didattico e relazionale che abbiamo vissuto in questi mesi).

Di fronte a un probabile naufragio si spinge sul “si salvi chi può”, si rinuncia così all’idea di un diritto garantito a tutti allo stesso modo.

E ancora:

  • si propone l’esternalizzazione della scuola pubblica mediante ricorso a cooperative o volontariato;
  • non si capisce come si vogliano superare le classi-pollaio;
  • è stata bloccata la stabilizzazione dei/delle docenti precari/ie che da anni lavorano nelle scuole, con il risultato di avere in previsione oltre 200.000 precari in servizio a Settembre.

Tutto ciò è pericoloso non solo per la ripresa a settembre, ma anche (e soprattutto) per il futuro della scuola pubblica.
Questi disordinati brandelli di un’ipotetica soluzione prefigurano in realtà una pericolosa destrutturazione della scuola pubblica che non ha precedenti.


Pochissimi, tra i fondi ingenti che si stanno stanziando per uscire dall’emergenza creata dal Covid 19, sono destinati all’istruzione e all’educazione.
Di fronte a questo scenario ribadiamo: Priorità alla scuola!

L’istruzione e la sicurezza sono diritti.


Genitori, student*, insegnanti, personale ATA, educatrici ed educatori: di nuovo insieme, di nuovo in piazza.


Appuntamento sabato 6 giugno, alle 16, ai Giardini Margherita (Piazzale Jacchia).

Firma (in aggiornamento):
CESP Centro studi per la scuola pubblica
Cinnica
Cobas Scuola
Coordinamento precari/ie della scuola Bologna e Modena
Rete Bessa
SGB – Sindacato Generale di Base

Prima uscita della “Campagna per la riconquista della scuola, dell’universo e tutto quanto”


Vai qui per scaricare tutte le foto

Istituto Aldini Valeriani, Istituto Leonardo Da Vinci, Liceo Sabin, Liceo Fermi, Scuole Primarie Carducci. E ancora: Primarie Federzoni, Gualandi, Garibaldi. Primaria Toti e Secondaria Casini di Savigno.

Sono solo alcune delle ventiquattro scuole fino ad ora raggiunte dalla nostra campagna “Per la riconquista della scuola, dell’universo e tutto quanto”.

Una settimana fa, infatti, abbiamo lanciato un’iniziativa molto semplice che ci consentisse, in totale sicurezza, di tornare nello spazio pubblico: scrivere su un cartello i 7 punti che avevamo proposto come condizioni per ripensare la scuola in questa fase di grandi cambiamenti e poi attaccare il cartello ad una scuola vicino casa. Abbiamo divulgato l’iniziativa sul nostro blog e sui nostri canali.
Dopo meno di una settimana dal lancio possiamo dire che la risposta è stata buona, soprattutto se teniamo conto del fatto che ci siamo dat@ appuntamento negli unici due giorni piovosi del maggio bolognese. Ci eravamo dett@: se raggiungiamo sei scuole va bene. Grazie anche alla partecipazione del Coordinamento Precari/ie della Scuola Bologna il numero è stato quadruplicato.

Questo piccolo risultato non è legato solamente alla nostra campagna, ma può essere inquadrato in un contesto molto più ampio: tutto il mondo della scuola sta iniziando a organizzarsi per rispondere alle politiche che lo stanno investendo. Politiche verticiste (è il primo dei punti che abbiamo individuato), che rischiano di avere ricadute drammatiche e strutturali.

Dalle assemblee di Non Una di Meno, a quelle organizzate da diversi sindacati, ai comitati di genitori, alle campagne contro folli dirigenze (tra cui, ancora a Bologna, il caso dell’IC 5: il mondo della scuola è in subbuglio e sta sperimentando forme di organizzazione che recano il segno dell’urgenza di modificare la rotta imposta dalla Ministra e dal Governo.

Questi tentativi di presa di parola ci dicono qualcosa: paradossalmente, stiamo attraversando un momento in cui diventa possibile ridiscutere la scuola in tant@.

Invitiamo tutte le realtà che si stanno muovendo sul campo a inventarsi nuove forme di incontro.
Per il momento cominciamo col dirci che esiste una forte voglia partecipazione contro le politiche che sono state attuate. Anche per questo motivo la nostra campagna rimane a disposizione per essere copiata, rilanciata, modificata.

Rilanciamo quindi i suoi sette punti, che sul nostro blog vengono spiegati e approfonditi:


No al verticismo emergenziale
Del Governo, della Ministra, della Dirigenza Scolastica.


Per essere pront@ a Settembre
Riaggiornamento delle graduatorie e stabilizzazione di precari/e.



Nessun@ rimanga indietro
Più fondi per educatrici, educatori, insegnanti di sostegno, di italiano L2 e in compresenza.



Torniamo a scuola in sicurezza
Classi meno numerose e più insegnanti. Il diritto all’istruzione e alla salute vanno di pari passo.



La classe è di chi l’abita
La didattica in presenza non è sostituibile.



No ai voti
Basta con l’ansia valutativa.



Alla riconquista dello spazio (virtuale)
No all’utilizzo delle piattaforme delle Corporation dell’hi-tech come Google, Microsoft, Amazon.

Campagna per la riconquista della scuola, l’universo e tutto quanto



Intro: “3…2…1…”

Negli ultimi due mesi la fantasia ha brillato.
Ovunque sono apparse opinioni e proposte sulla scuola del futuro. Molti interventi hanno elogiato la Didattica A Distanza come un’autostrada spianata verso il paradiso dell’istruzione.

Tra le voci che hanno preso posizione mancano di fatto, quelle del corpo insegnante e dell’intera popolazione scolastica. Forse perché manca una voce decisa per affermare qualcosa di differente.
Tappat* in casa, la quarantena non ci ha impedito di confrontarci: abbiamo continuato a riflettere, cercando di scoprire e sviluppare pratiche di resistenza scolastica anche quando siamo statu costrettu fare il nostro lavoro da dietro uno schermo.
Ma adesso sentiamo il bisogno di uscire. Siamo lavorat* della scuola: iniziamo dai suoi muri a riprenderci lo spazio. Il 19 maggio, affiggeremo sui cancelli delle scuole dei cartelli che sintetizzano le riflessioni di questi mesi. Le abbiamo riassunte in 7 punti e 7 slogan, in modo che siano immediati. Nella convinzione che degli slogan non possano essere sufficienti, mettiamo a disposizione questa pagina per illustrare meglio i contenuti che abbiamo sintetizzato.

È l’universo che vogliamo: chi come noi vive la scuola come un luogo per far sentire la propria voce, può unirsi alla nostra campagna iniziando dalle scuole vicino casa (se volete evitare multe potete anche limitarvi al vostro pianeta, o al massimo alla galassia se avete dei parenti lontani).

In questa pagina ci sono i punti che sintetizzano le riflessioni di questi mesi: scritti su dei cartelli li stiamo attaccando sui muri delle scuole.

Il 19 maggio affiggeremo questi cartelli sulle scuole che si trovano vicine alle nostre case.

Pensiamo che questa possa essere una campagna replicabile. In fondo basta poco: qualche foglio, dei pennarelli e un cellulare per scattare una foto. Invitiamo chiunque a partecipare all’iniziativa.
Sentiamoci, confrontiamoci, condividiamo prassi e riflessioni: e poi mandiamole in strada, mandiamole in orbita!

Questa campagna la stiamo conducendo in collaborazione con il Coordinamento Precari/ie Scuola Bologna



No al verticismo emergenziale
Del Governo, della Ministra, della Dirigenza Scolastica.

Il momento drammatico è diventato un alibi che ha permesso di prendere decisioni sulla scuola e tramutarle in decreto evitando qualunque consultazione. Con la scusa dell’efficienza e nell’impossibilità di riunire gli organi di democrazia scolastica, molte scelte sono state prese dalla dirigenza senza alcun dibattito. Non vogliamo che cambiamenti forse definitivi vengano avviati senza consultare chi nella scuola vive, studia e lavora. Non vogliamo rinunciare in alcun modo alle forme di democrazia presenti nella scuola, le uniche che hanno legittimità di esprimere un indirizzo a proposito della didattica. Vogliamo riprenderci la nostra voce!



Per essere pront@ a Settembre
Riaggiornamento delle graduatorie e stabilizzazione di precari/e.

La ministra Azzolina ha deciso di non riaprire le graduatorie di terza fascia, la cui apertura era attesa in questi mesi. Così facendo si impedisce l’accesso al lavoro a migliaia di persone e si complica l’avvio del prossimo anno scolastico. Siamo al paradosso: dobbiamo offrire milioni di videolezioni al giorno, ma non abbiamo un portale adeguato per inviare un modulo.
Inoltre, il ministero ha deciso di condurre un concorso a prove in presenza tra luglio e ottobre (un concorso che molt* insegnanti precari aspettavano da anni!). Sono in molti a chiedere alla Ministra di bandire un concorso straordinario basato sull’esclusiva valutazione dei titoli, per stabilizzare chi da anni già lavora in modo precario come insegnante della scuola.



Nessun@ rimanga indietro
Più fondi per educatrici, educatori, insegnanti di sostegno, di italiano L2 e in compresenza.

La situazione degli/lle studenti in difficoltà è stata considerata di secondo piano. Non può essere così: la scuola è un luogo di inclusione, che rappresenta per molte persone uno dei pochi luoghi di socialità e partecipazione. La presenza di educatori/trici, insegnanti di sostegno e di italiano L2 non è accessoria, ma un pilastro fondamentale della vita scolastica. Chiediamo la stabilizzazione del personale e più fondi stanziati per le situazioni di fragilità.



Torniamo a scuola in sicurezza
Classi meno numerose e più insegnanti. Il diritto all’istruzione e alla salute vanno di pari passo.

La vera sicurezza in classe è una condizione che dipende da fattori anzitutto numerici: le classi troppo affollate erano un problema anche in precedenza. Per ovviare a questo problema una delle prime e più semplici soluzioni è l’assunzione di più insegnanti. Riteniamo che per una riapertura in sicurezza siano anche necessarie più strutture, ma allo stesso tempo sentiamo anche l’esigenza di ripensare il modo in cui gli spazi sono ideati, trovati, organizzati.



La classe è di chi l’abita
La didattica in presenza non è sostituibile.

La presenza fisica in classe è un fattore imprescindibie dell’insegnamento perché consente una crescita collettiva. Stare in classe in presenza è la condizione che consente una comunicazione ricca, autentica, complessa ed è fondamentale per una didattica che sia realmente di gruppo. Ciò tutela in primo luogo chi è più fragile. Pensare di introdurre stabilmente la didattica a distanza in sostituzione (anche solo parziale)di quella in presenza è solo l’ennesimo tentativo di risparmiare denaro sacrificando la qualità della scuola.



No ai voti
Basta con l’ansia valutativa.

La valutazione non è che una parte del processo didattico, serve all’insegnante per sondare l’effetto del proprio lavoro, comprendere i dubbi di studentesse e studenti ed eventualmente correggere il tiro. E serve a studentesse e studenti che col tempo imparano a conoscere se stess*, le prorie debolezze e i punti su cui far leva in condizioni di difficoltà. La scuola, specialmente negli ultimi anni, ha sviluppato una vera e propria ossessione nei confronti dell’espressione in voti della valutazione. Questa condizione è inaccettabile, lo era prima dell’emergenza, lo è a maggior ragione in questo momento, in cui non ci sono le condizioni materiali per una valutazione sensata.



Alla riconquista dello spazio (virtuale)
No all’utilizzo delle piattaforme delle Corporation dell’hi-tech come Google, Microsoft, Amazon.

La cieca fiducia che il ministero ripone in piattaforme come Google, Microsoft, Amazon è quantomeno allarmante. Tali piattaforme non solo non offrono alcuna garanzia rispetto all’uso dei dati personali, ma lucrano sul loro utilizzo. Non è un caso che in altri stati del mondo il loro utilizzo venga proibito a scuola. Vogliamo essere liber* rispetto allo strumento didattico da utilizzare. Chiediamo che per l’anno venturo si predispongano tutti i provvedimenti che garantiscano la libertà dell’insegnamento e la tutela di insegnanti e student*.